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LE FRAZIONI

Montecrestese ha una superficie di 86,49 Kmq ed è composto da numerose frazioni sparse su un vasta porzione di territorio. Ciascuna ha il proprio nomignolo alludente, ironicamente, alla effettiva o presunta qualità dei frazionisti.
Gli altri ossolani chiamavano gli abitanti di Montecrestese "técar", ovvero taccagni, avari.
Dal XV secolo e fino al 1818 le frazioni erano unite in gruppi chiamate "squadre": Squadra di Roldo, Squadra di Naviledo, Squadra di Lomese, Squadra di Altoggio.
La Squadra di Lomese comprendeva le frazioni di Lomese, Catelluccio, Roledo, Gesio, Croppomarcio, Seggio, Chezzo, Nava, Veglio, Chiesa e Roncaneggio.
La Squadra di Roldo comprendeva le frazioni di Roldo, Vigna, Vignamaggiore, Portano, Cadiano, Pontetto, Croppo, Cardone, Giosio, Prata, Oro, Burella ed altre minori.
La Squadra di Naviledo comprendeva Naviledo, Alteno, Prone, Piazza, Parè, Albesso ed altre minori.
La Squadra di Altoggio costituita da Altoggio.
LOMESE. Il toponimo potrebbe derivare da un longo-medo con significato di prato lungo, in accordo con la natura del luogo. In Lomese si riconoscono alcune abitazioni nobiliari in forma di castelli o case forti risalenti ai padroni originari e discendenti, i signori di Castello, i nobili De Rodis-Baceno, ed i patrizi che assumono i nomi delle famiglie De Quirico e De Giuli dal secolo XV in avanti. Di queste case-forti o castelli una, posta al centro della frazione e in gran parte diroccata, è databile dal secolo XII, le altre sembrano risalire al XV-XVI secolo. Si tratta di robuste costruzioni in pietra locale che si elevano in numerosi piani di abitazione e difese da piccoli cortili recintati. Attorno ad esse sono cresciute le altre costruzioni di pretto disegno ossolano e montecrestesano ad uso di di abitazione o cascina. Lomese non ebbe un oratorio proprio, essendo molto vicina alla chiesa parrocchiale. Esisteva tuttavia un'antica cappella che fu fatta restaurare dal signor Francesco Mogni.
Gli abitanti erano detti i "fauscitt" (abili con la falce).
CHIESA. Fu considerata una frazione di Montecrestese molto tardivamente. Indicava infatti esclusivamente il luogo dove stavano la chiesa parrocchiale e le due case dei curati.. Era comunque il centro della Comunità che si riuniva da tutte le frazioni non solo per le funzioni religiose, ma anche per trattare gli affari. Ad esse si aggiunsero al limite della proprietà della chiesa alcune abitazioni private e qualche locale nell'intento di offrire migliore servizio alla gente che, specie nei giorni di festa, frequentava la chiesa.  Gli Statuti del 1525 accennano solo alla presenza della taverna dei Zani, al di sotto della quale non si potevano far risse. Sul Casone, ora sede delle scuole elementari, si può notare ancora l'affresco della Meridiana con alcuni motti tipici che l'accompagnano: Ciò che passa produce l'eterno e, Da un punto sol l'eternità dipende. Saggio chi ben tutte le ore spende. Sul lato che guarda la chiesa vi si appoggia il Monumento del Caduti e l'affresco seicentesco della Madonna di Loreto in breve nicchia rettangolare. On l'istituzione della scuola elementare, la comparsa di botteghe di generi alimentari, di osteria e di nuove case di abitazione, con la costruzione del nuovo Municipio, del Centro culturale parrocchiale e la disponibilità di altri servizi, Chiesa Chiesa può dichiararsi nuova frazione del Comune e centro amministrativo civile e religioso di Montecrestese.
Gli abitanti erano detti i "scota" (prendisole).
CROPPOLA. E' frazione poco distante dalla chiesa. Il toponimo si riferisce ad un minuscolo gruppo di case  antiche sorto su uno sperone roccioso, croppo, e solatio, da cui prende il significato.
RONCANEGGIO, situato appena sotto la chiesa parrocchiale è frazione di poche case e cascine. Il toponimo può farsi derivare da ronco con significato di terreno dissodato.
CHEZZO è posto sull'orlo roccioso che limita a nord-ovest la vasta conca di Lomese. Il toponimo (Cheggio, come in altre zone dell'Ossola) ha il probabile significato di luogo esposto al sole. Costruito pressochè totalmente sulla roccia offre notevoli esemplari di costruzioni anteriori al secolo XVII, alcune anche datate e decorate da qualche affresco, altre recentemente rimaneggiate. L'uso dell'astrigo e della scala di accesso ai piani superiori mediante rampa o arcoponte rampante dà a questa frazione una interessante fisionomia architettonica. Sono ancora conservati alcuni forni per il pane, altri sono andati distrutti. Piccoli affreschi devozionali appaiono sull'esterno delle case. Già in documenti del '500 si afferma che Chezzo era composto di due parti, una detta propriamente Chezzo e l'altra Chezzo fuori, a settentrione, con poche antiche case dove un tempo vi era un enorme torchio per l'uva posto sotto un portico sostenuto  da quattro pilastri a forma di rozza colonna, segno dell'intensa coltivazione della vite che si faceva sulle ripide pendici assolate del monte.
Gli abitanti erano detti "raspa piott" ( raspatori di piode).
CROPPOMARCIO sta nella parte più bassa della conca di Lomese. Il toponimo è composto da Croppo e dall'aggettivo marcio, Croppo (frequentissimo nell'Ossola) ha il significato di groppo o nodo e quindi breve altura rocciosa e rotondeggiante e marcio da alcuni grossi massi abbandonati dai ghiacciai in vicinanza dell'abitato. Il croppo roccioso a cui si appoggia difende questa frazione dai venti freddi settentrionali e il rio di Lomese che passa in vicinanza sono stati sempre provvidenziali per questo insediamento. Si hanno anche qui alcuni esempi di architettura quattro e cinquecentesca in pietra tagliata con qualche incisione e pittura. Le case sono separate da stretti vicoli, talora coperti da volte aggiunte. Belle porte binate ad arco o a trave ripetono disegni e moduli antichi unitamente alle scale a rampa o ad arcoponte rampante come nelle altre frazioni. Estesi interventi per terrazzare tutti i possibili luoghi coltivabili, testimoniano il fervore del lavoro dei contadini.
Gli abitanti erano detti i "marsciuii" (marciti).
GHESIO, toponimo di incerta derivazione con le varianti Gexo e Gesio,  denomina una minuscola frazione poco distante da Croppomarcio,  ora disabitata.
VEGLIO è frazione antica e un tempo intensamente abitata. Il toponimo deriva dal latino col significato di luogo di vigilanza (Ad vigilia). Il toponimo è del tutto in accordo con il sito: un alto ripiano, difeso da rocce strapiombanti, dal quale sono ben visibili sia la valle maggiore, sia le valli Antigorio e Divedro. L'abitato è disposto in una conca esposta al sole un tempo intensamente coltivata. Un ripido sentiero fra le rocce permette di raggiungere il sottostante centro abitato di Pontemaglio all'imbocco della valle Antigorio. Sull'estremo lembo roccioso, in vicinanza del confine fra i Comuni di Montecrestese e Crevola, si elevano i ruderi delle casetorri o castello di Veglio.  da esse dominavano i signori locali, padroni dei poderi circostanti. Questa costruzione appartenne al sistema di segnalazione e difensivo dell'Ossola. Alle sue torri giungevano e da essa partivano i segnali luminosi con cui dalle valli superiori si comunicavano eventuali pericoli e richieste di soccorsi al castello di Mattarella e da questo, lungo il resto della valle, fino a Milano e Novara. Il castello di Veglio ha una parte più antica, probabilmente del secolo XIII, ed un'altre più recente del secolo XV, successivamente rimaneggiata nei secoli seguenti. Dal secolo XVII non risulta più abitato e questo è il motivo della sua rovina.  Veglio era un tempo una delle frazioni più abitate e le case più antiche mostrano di risalire ai secoli XIII-XIV, ma molte altre furono ricostruite nei seguenti e specialmente nel XVI. Con l'abbandono iniziato nel nostro secolo molte case sono crollate ed altre sono in pericolo di cadere. Contribuì all'allontanamento da questa frazione il supposto, ma on fondato, motivo che la sovrastante montagna fosse in procinto di franare.
Gli abitanti erano detti "tuisch" (tedeschi).
ROLEDO è una delle frazioni poste più in basso, scendendo verso il Toce, guarda verso Crevola. Il toponimo impone la derivazione da robur=rovere e quindi con il significato di bosco di roveri 8essenza arborea). Roledo ripete le strutture abitative delle altre frazioni con costruzioni risalenti ai secoli XIII e seguenti, abbarbicate alla roccia. Alcune di esse hanno tutta l'apparenza di fortilizi con stretti vicoli intercomunicanti mediante passaggi spesso coperti.
Gli abitanti erano detti i "rulei" (macinatori di gusci).
NAVA, è frazione antica, già nominata nel 1235, posta su un pianoro in leggero pendio, ben soleggiata e difesa dai venti settentrionali, incastonata in un fitto bosco che si estende ampiamente a delimitare le zone coltivate, ora a prato, ma un tempo a segale ed a vigna. Il toponimo si fa derivare dal celtico nava con significato di conca, campo piano fra i boschi. Frazione sempre abitata, ha costruzioni tipiche montecrestesane risalenti al secolo XVI e XVII, su altre più antiche. Alcune abitazioni meritano qualche attenzione per la purezza dello stile cinquecentesco o seicentesco in cui furono costruite. Nava fu anche la sede dei Picchi, famosi briganti che hanno imperversato nel secolo XVII in Ossola e dintorni.
Gli abitanti erano detti i "vétar" (bambini).
PICCIOLEDO è una minuscola frazione poco sopra Nava, un tempo abitata da un piccolo numero di famiglie, poi abbandonata ed ora in fase di recupero. Il tiponimo, con diverse varianti, da petiola, significherebbe piccola pezza di terra.
CASTELLUCCIO è un'altra minuscola frazione ora disabitata, ma documentata nel secolo XIII. E' costituita essenzialmente dal piccolo castello, come vuole lo stesso toponimo, posto su un croppo roccioso che ha davanti a sé la pianura alluvionale che si estende dal Toce fino all'Isorno. Ai piedi della roccia è da notare una bella marmitta glaciale. Castelluccio: un luogo di rifugio quindi, di modestissime dimensioni, costituito da una torricella a casa forte circondata da un muretto che insiste sui risalti rocciosi per costituire una prime difesa. Questo tipo di costruzione era frequente nel secolo XII e doveva appartenere a qualche signore dominante nell'Ossola. Castelluccio non è stato notato dagli storici e neppure appare nell'elenco dei castelli dell'Ossola. La torretta ha solo due piani di cui rimane intatto il pian terreno ed ha un tetto a due spioventi in piode. Notevole è il disegno della porta. Appartengono a Castelluccio anche una decina di costruzioni in vicinanza. Alcune mostrano una notevole antichità e paiono integrarsi nel sistema difensivo con le forti mura, gli architravi triangolari e le piccole finestre che si trasformano in feritoie. Risalgono, pare al secolo XII e seguenti. Da notare l'edicola inserita esternamente nel muro di una casa fondata sulla roccia. fu affrescata dal pittore Giacomo di Cardone nel 1542 come recita l'iscrizione posta sull'arco. Rappresenta la Madonna delle grazie.
CROPPO detto anche Croppo grande è ugualmente costruito su un risalto roccioso che guarda sulla pianura ossolana. Il gruppo di abitazioni e stalle è cresciuto attorno ad una torre o casa forte che, probabilmente era recintata da un muro di protezione, poi scomparso con la crescita dell'abitato. Il toponimo appare già nel 1235 e quindi si può presumere che la torre già esistesse, come pare confermato dalla struttura. Attorno a questa torre sono sorte alcune abitazioni nei secoli seguenti, notevoli quelle del secolo XVI con porte ad arco binate e finestre a tutto sesto. Nella cappella posta davanti alla torre è affrescata una Madonna del Rosario e sui muri laterali si riconoscono S. Giuseppe e S. Antonio da Padova.
Gli abitanti erano detti i "magunai" (quelli con il gozzo).
PONTETTO è toponimo che non ha subito varianti e ovviamente legato ad un ponticello in legno che attraversava poco oltre il torrente Isorno. La frazione originaria è ben arroccata su alcuni spuntoni rocciosi. Era la frazione più esposta ai saccheggi e ruberie. Le costruzioni in seguito scesero anche al piano principalmente lungo la roggia che, derivata dall'Isorno, poteva azionare alcune ruote in servizio di molini e peste di granaglie. Alcune costruzioni dichiarano una origine anteriore al '500 e quindi Pontetto è da considerarsi non meno antico delle altre frazioni.  La consistenza demografica di questa frazione fu sempre modesta fino ai tempi recenti, divenendo una delle frazioni più abitate di Montecrestese.
Gli abitanti erano detti i "cadreghitt" (seggiole).
VIGNA, toponimo chiaramente legato alla presenza di vigneti.  Attestato già nel 1222 (Vinea), non ha subito varianti. Il modesto gruppo di case ben esposte al sole apparteneva alla nobiltà di Montecrestese, padrona dei vasti alpeggi confinanti con la Valle Vigezzo che furono venduti in seguito ai Vigezzini. Merita attenzione la cappella lungo la vecchia mulattiera nel luogo dove si biforca per raggiungere Roldo e Portano.
ROLDO è toponimo il toponimo ha subito notevoli varianti, il significato è ovviamente quello stesso di Roledo proveniente da roboretum=bosco di roveri. Della sua antichità è testimone il tempietto lepontico risalente al più tardi al I secolo d.C. . Alcune abitazioni portano date dei secoli XV e XVI, ma furono certamente costruite su altre più antiche. A Roldo si ripetono le strutture architettoniche ed i modelli che troviamo nelle altre frazioni. In fondo al paese nel punto in cui partiva la mulattiera che scendeva a Pontetto resiste una cappella seicentesca dedicata alla Madonna. La frazione è stata sempre abitata e, a causa della bella posizione e facile accesso, nei secoli XVII e XVIII sul ripiano fertile ed ampio dove si adagiano Roldo e le altre frazioni vicine sorsero quei palazzetti che alcuni ricchi mercanti vigezzini costruirono dopo aver acquistato poderi in Montecrestese. Fecero il medesimo anche alcuni montecrestesani arricchitisi con il commercio. I Rossi di Burella vi costruirono una casa civile con annesso oratorio (sec. XVIII).
Gli abitanti erano detti i "ghet" (gatti).
PORTANO è frazione antica il cui toponimo, presente nei documenti dell'inizio del '200, non ha subito alterazioni. Di derivazione incerta, è forse legato alla presenza di una porta ossia un controllo del passaggio lungo la strada che da Pontetto saliva alle frazioni superiori. Notevoli sono alcune case in pietra a vista  con elementi databili dal secolo XII ed altre dei secoli seguenti.
Gli abitanti erano detti i "ran" (rane).
CADIANO è un piccolo grumo di case antiche. Il toponimo deriva da Domus Viani= Cà d'Viano, con il significato di casa di Viano.
VIGNAMAGGIORE è frazione documentata già nel 1222 con chiaro significato di località inserita in un grande vigneto. Nel '700 vi acquistò grandi proprietà il capitano Giovanni Antonio Mattei di Albogno che vi costruì il suo palazzetto con annesso oratorio privato dedicato a S. Maria Maddalena ed eretto con l'autorizzazione papale. Venne regolarmente visitato dal Vescovo il 19 luglio 1762 e 30 giugno 1880 e vi trovano accogliente e generosa ospitalità personaggi illustri del clero laicato che soggiornarono a Montecrestese. In seguito l'intera proprietà fu acquistata dal sig. Fedele Mogni e, dopo il fallimento della banca da lui gestita, passò in proprietà alla famiglia del tipografo Antonio Porta di Domodossola.
Gli abitanti erano detti i chiôrp" (corvi)
BURELLA è senza dubbio uno degli insediamenti più antichi di Montecrestese. Lo dimostrano i resti tombali preromani e alcune strutture tuttora presenti. Sono esse le arcate in pietra nella piazzetta dell'oratorio e il castello che si eleva poco al di là su un rilievo roccioso prospicente il profondo avvallamento sottostante. Il toponimo, che non mostra varianti nei documenti, può essere dedotto appunto da questo avvallamento scosceso (burella=piccolo borro) sull'orlo del quale fu costruita la robusta torre di cui rimane il basamento.  Era proprietà di alcuni nobili, detti appunto Della Burella che dipendevano dal vescovo di Novara, il quale aveva qui il centro della sua giurisdizione temporale (dal 1000 al 1400). I nobili Della Burella erano strettamente legati alla Parte Spelorcia e in seguito alla Parte Brennecsa favorevole alla Francia. Avevano il giuspatronato della cappellania dei SS. Giacomo e Filippo nella chiesa parrocchiale. Alla famiglia Della Burella si aggiungono quelle patrizie dei Rossi, dei Garbellotto e dei Leonardi. Di essi alcuni membri lasciarono qualche traccia come notai, ecclesiastici o militari. L'oratorio di Burella, già esistente nel secolo XV, fu rinnovato nel secolo XVI. Don Giovanni Agnesina vi istituì una cappellina e fondò la prima scuola nella sua casa natia.
Gli abitanti erano detti i "chen rûs" (cani rossi).
CARDONE è frazione molto antica. Lo attestano i ritrovamenti tombali, purtroppo andati dispersi, presso di essa. Il toponimo, già presente nel 1222, non ha subito variazione. Si può far derivare da Cardetum col significato di luogo pieno di cardi. Ha anche dato il nome alla famiglia nobile dei De Cardono che vi aveva i suoi possedimenti. Nel '400 appare però divisa in parecchi rami. Di Cardone sono patrizie le famiglie Paletta e Senestraro i cui caifamiglia sono presenti nel documento del 1411 per giurare fedeltà ad Amedeo di Savoia. Una casa posta a nord dell'attuale piazzetta, pare la più antica. Cardone ha dato i natali al chirurgo Giambattista Paletta luminare della scienza medica e chirurgica benefattore dei poveri.
Gli abitanti erano detti "sciöri" (signori).
GIOSIO, toponimo di incerta derivazione. Raccolto su un piccolo croppo roccioso è circondato da prati e vigneti in amenissima posizione, ha case quattro-cinquecentesche di solida struttura, alcune più simili a case forti. Esisteva un piccolo oratorio nel secolo XVI, su cui fu costruito nel secolo XVII quello attuale. Notevole peso ebbe in questa frazione la famiglia Cucchi che ha dato avvocati, notai e sacerdoti.
Gli abitanti erano detti i "pôrsc" (maiali).
CALCONE è una piccolissima frazione a pochi passi da Giosio. Il toponimo può farsi derivare da Cucco col significato di bozzo o collinetta.
PRONE con la variante di Praone è toponimo derivante da prato col significato di grande prato; è disabitato.
CAMOTELLO, minuscolo gruppo di case che nei documenti del '600 è detta Domus Motelli con significato di Casa del piccolo motto o collinetta, o semplicemente si riferisce al nome della famiglia che vi abitava.
PRATA, toponimo di chiara derivazione, è un gruppo di case in capo alla conca prativa che si estende fra Giosio, Oro e Parè. E' frazione antica da sempre abitata. E' dotata di un monumentale lavatoio pubblico.
Gli abitanti erano detti i "striûii" (stregoni).
PIAZZA è un minuscolo gruppo di abitazioni posto fra Prata e Oro, ricordato in documenti del secolo XVI.
ORO è toponimo frequente in Ossola con significato di dosso, poggio. Il nucleo più antico di questa frazione è costituito da costruzioni che hanno la struttura e la configurazione delle case forti o castelli. Vi abitavano infatti i nobili imparentati con i signori De Castello, che vantavano la proprietà di molti alpeggi nella valle d'Isorno e di Vigezzo. Altri vediamo giurare fedeltà alla consorteria dei De Castello e dei Conti di Biandrate nel 1222.
Gli abitanti erano detti i "spargirêi" (diperati, agitati)
PARE' è un piccolo gruppo di case osto sull'orlo della spaccatura in cui scorre il torrente Isorno e che la sua forma sembra una parete. Attualmente non è abitato.
NAVILEDO è frazione ottimamente esposta al sole e riparata, in mezzo ad una vasta coltivazione di vigne. Da questa ha origine anche il toponimo che nelle sue varianti ha il significato di piantagione di nuove vigne dette appunto novelle. Ha case antiche con ampi solai esposti al sole, tipici astric montecrestesani dove non era raro un tempo vedere grande quantità di uva stesa ad appassire e segale e granoturco ad essiccare. La strada comunale lo divide come un tempo in due distinti gruppi di abitazioni che si denominano ovviamente "Naviledo di sopra" e "Naviledo di sotto". Ha raggruppamenti di case con recinti, passaggi coperti in pietra e cortiletti che arieggiano i fortilizi. Vicino al sagrato dell'oratorio una fontana in pietra con accanto un ampio lavatoio coperto da una volta, reca la scritta S.DI.N. 1871 (Squadra di Naviledo 1871).  Ha una piccola storia. Gli uomini di Naviledo in periodo di siccità, non avendo sorgenti in vicinanza, dovevano recarsi a quasi un'ora di strada per procurarsela. Nel 1871 decisero di avere un proprio acquedotto. Fu fatta una sottoscrizione di mille lire dai più abbienti. Per gli altri utenti più poveri si fece ricorso al Vescovo per poter utilizzare un capitale di 600 lire dell'Oratorio al fine di compiere l'opera. Il Vescovo con decreto del 21 marzo 1871, con le necessarie cautele, diede il consenso e Naviledo ebbe la sua acqua zampillante da una sorgente posta circa 1200 metri sopra. Sono tutt'ora conservate antiche abitazioni in pietra dei secoli XIII-XVI, con ardite soluzioni di accesso e strutture caratteristiche. Vi si trovano anche antichi pozzi, forni del pane e torchi per l'uva.
Gli abitanti erano detti i "brusata castegn" (brucia castagne)
ALTENO è pure toponimo legato alla coltivazione della vite. Può derivare da altana con il significato di terrazza con pergola, in perfetta corrispondenza con la situazione del paese, dove alligna abbondantemente la vite. Ad Alteno, già documentato nel 1222, vi avevano vaste proprietà signori di Castello, un ramo dei quali (gli Xalata) si stabilisce in quel luogo, distinguendosi in varie famiglie nobili. Sono esse che costituiscono il beneficio dei SS. Giacomo e Cristoforo nella chiesa parrocchiale di cui detengono il giuspatronato. Poco fuori dalla frazione lungo l'antica mulattiera è da notare la Cappella delle Anvelle, anch'essa in qualche modo connessa alla coltivazione della vite. Le anvelle infatti non sono altro che le novelle ossia barbatelle o viti nuove, sia prodotte mediante talea o in forma di propaggini. Gli uomini della squadra di Naviledo erano usi riunirsi presso la Cappella della Crosetta posta lungo la strada mulattiera che scende a Naviledo verso la Parè (è stata sistemata nel 1999 in memoria di Marino S.).
ALTOGGIO è la più alta e un tempo la più abitata delle frazioni  di Montecrestese. Posta all'estremità settentrionale di una vasta piana che una volta era tutta coltivata a segale e prato, costituiva una squadra a sè. Il toponimo dichiara la sua stessa natura di poggio elevato. La gente di Altoggio viveva in luogo ben riparato dalle infestazioni degli armati e briganti che correvano nel fondovalle; quindi costituì per molti secoli l'ideale posto di rifugio di persone e bestiame nei momenti di pericolo. Era anche luogo obbligato per salire alle alpi, sia per raggiungere quelle di Coipo, sia per infilarsi nella valle dell'Isorno e, con la costruzione del Ponte del diavolo arrivare più comodamente agli alpeggi del monte Navone e Larecchio. L'occupazione principale era perciò quella dell'allevamento del bestiame e dell'agricoltura.  il paese ha subito un forte degrado a causa dello spopolamento, ma resta tuttavia abitato. Mostra ancora molte abitazioni tipiche, veri esemplari dell'architettura popolare montecrestesana. I Baiardi erano una famiglia patrizia di Altoggio, discendenti dei signori di Castello, già dominanti in molti luoghi di Montecrestese. Identico ne è lo stemma proposto: un castello sormontato dall'aquila imperiale.  Caratteristico di Altoggio è il monumentale abbeveratoio e lavatoio posto al centro del paese, coperto da un solido tetto di piode. La sua costruzione risale attorno al 1880, quando finalmente fu fatto il primo rudimentale acquedotto, su interessamento dei signori Piccini Luca, Giovaninetti Agostinoe Giuseppe Molini, gli stessi che si prodigarono per la costruzione della prima scuola elementare, sorta a fianco dell'Oratorio.  Altoggio ebbe presto un proprio oratorio dedicato a S. Giovanni Battista, patrono degli alpigiani e dei pastori.  Nel giorno della festa vi si riunivano tutte le mandrie, prima di salire alle alpi e vi si benedicevano i fiori di S. Giovanni ed il sale. Con la costruzione della strada moderna ed il suo prolungamento lungo la valle dell'Isorno e verso la montagna del Gaggio dove è il santuario della Madonna di S. Luca e verso Coipo, Altoggio è in buona posizione per sopravvivere alle forze demolitrici della economia montana, contadina e pastorale. Vi sono state costruite nuove case e si ristrutturano quelle antiche. Il gruppo degli Alpini di Montecrestese vi ha attrezzato un parco per le feste annuali.
Gli abitanti erano detti i "iöii" o "iulìt" (capretti).
E ancora, LOSSO, BOSCO, CASALAVAZZA, ALBESSO.
 

I cenni storici sono tratti dalla "Storia di Montecrestese" del Prof. Tullio Bertamini,  il quale ha realizzato un'opera impagabile per Montecrestese e per tutti coloro che amano la storia, le tradizioni, la pittura e l'architettura dell'Ossola.

F.ne Montecrestese n. 1, 28864-Montecrestese (VB)

tel. 3356938586,

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