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LE
FRAZIONI
Montecrestese ha una
superficie di 86,49 Kmq ed è composto da numerose
frazioni sparse su un vasta porzione di territorio.
Ciascuna ha il proprio nomignolo alludente,
ironicamente, alla effettiva o presunta qualità dei
frazionisti.
Gli altri ossolani chiamavano gli abitanti di
Montecrestese "técar", ovvero taccagni, avari.
Dal XV secolo e fino al 1818 le frazioni erano unite in
gruppi chiamate "squadre": Squadra di Roldo, Squadra di
Naviledo, Squadra di Lomese, Squadra di Altoggio.
La Squadra di Lomese comprendeva le frazioni di
Lomese, Catelluccio, Roledo, Gesio, Croppomarcio,
Seggio, Chezzo, Nava, Veglio, Chiesa e Roncaneggio.
La Squadra di Roldo comprendeva le frazioni di
Roldo, Vigna, Vignamaggiore, Portano, Cadiano, Pontetto,
Croppo, Cardone, Giosio, Prata, Oro, Burella ed altre
minori.
La Squadra di Naviledo comprendeva Naviledo,
Alteno, Prone, Piazza, Parè, Albesso ed altre minori.
La Squadra di Altoggio costituita da Altoggio. LOMESE. Il toponimo potrebbe derivare da un
longo-medo con significato di prato lungo, in accordo
con la natura del luogo. In Lomese si riconoscono alcune
abitazioni nobiliari in forma di castelli o case forti
risalenti ai padroni originari e discendenti, i signori
di Castello, i nobili De Rodis-Baceno, ed i patrizi che
assumono i nomi delle famiglie De Quirico e De Giuli dal
secolo XV in avanti. Di queste case-forti o castelli
una, posta al centro della frazione e in gran parte
diroccata, è databile dal secolo XII, le altre sembrano
risalire al XV-XVI secolo. Si tratta di robuste
costruzioni in pietra locale che si elevano in numerosi
piani di abitazione e difese da piccoli cortili
recintati. Attorno ad esse sono cresciute le altre
costruzioni di pretto disegno ossolano e montecrestesano
ad uso di di abitazione o cascina. Lomese non ebbe un
oratorio proprio, essendo molto vicina alla chiesa
parrocchiale. Esisteva tuttavia un'antica cappella che
fu fatta restaurare dal signor Francesco Mogni.
Gli abitanti erano detti i "fauscitt" (abili con la
falce). CHIESA. Fu considerata una frazione di
Montecrestese molto tardivamente. Indicava infatti
esclusivamente il luogo dove stavano la chiesa
parrocchiale e le due case dei curati.. Era comunque il
centro della Comunità che si riuniva da tutte le
frazioni non solo per le funzioni religiose, ma anche
per trattare gli affari. Ad esse si aggiunsero al limite
della proprietà della chiesa alcune abitazioni private e
qualche locale nell'intento di offrire migliore
servizio
alla gente che, specie nei giorni di festa, frequentava
la chiesa. Gli Statuti del 1525 accennano solo
alla presenza della taverna dei Zani, al di sotto della
quale non si potevano far risse. Sul Casone, ora sede
delle scuole elementari, si può notare ancora l'affresco
della Meridiana con alcuni motti tipici che
l'accompagnano: Ciò che passa produce l'eterno e, Da
un punto sol l'eternità dipende. Saggio chi ben tutte le
ore spende. Sul lato che guarda la chiesa vi si
appoggia il Monumento del Caduti e l'affresco
seicentesco della Madonna di Loreto in breve nicchia
rettangolare.
On
l'istituzione della scuola elementare, la comparsa di
botteghe di generi alimentari, di osteria e di nuove
case di abitazione, con la costruzione del nuovo
Municipio, del Centro culturale parrocchiale e la
disponibilità di altri servizi, Chiesa Chiesa può
dichiararsi nuova frazione del Comune e centro
amministrativo civile e religioso di Montecrestese.
Gli abitanti erano detti i "scota" (prendisole). CROPPOLA. E' frazione poco distante dalla chiesa.
Il toponimo si riferisce ad un minuscolo gruppo di case
antiche sorto su uno sperone roccioso, croppo, e
solatio, da cui prende il significato. RONCANEGGIO, situato appena sotto la chiesa
parrocchiale è frazione di poche case e cascine. Il
toponimo può farsi derivare da ronco con
significato di terreno dissodato. CHEZZO è posto sull'orlo roccioso che limita a
nord-ovest la vasta conca di Lomese. Il toponimo (Cheggio,
come in altre zone dell'Ossola) ha il probabile
significato di luogo esposto al sole. Costruito
pressochè totalmente sulla roccia offre notevoli
esemplari di costruzioni anteriori al secolo XVII,
alcune anche datate e decorate da qualche affresco,
altre recentemente rimaneggiate. L'uso dell'astrigo
e della scala di accesso ai piani superiori mediante
rampa o arcoponte rampante dà a questa frazione una
interessante fisionomia architettonica. Sono ancora
conservati alcuni forni per il pane, altri sono andati
distrutti. Piccoli affreschi devozionali appaiono
sull'esterno delle case. Già in documenti del '500 si
afferma che Chezzo era composto di due parti, una detta
propriamente Chezzo e l'altra Chezzo fuori, a
settentrione, con poche antiche case dove un tempo vi
era un enorme torchio per l'uva posto sotto un portico
sostenuto da quattro pilastri a forma di rozza
colonna, segno dell'intensa coltivazione della vite che
si faceva sulle ripide pendici assolate del monte.
Gli abitanti erano detti "raspa piott" ( raspatori di
piode). CROPPOMARCIO sta nella parte più bassa della
conca di Lomese. Il toponimo è composto da Croppo
e dall'aggettivo marcio, Croppo (frequentissimo nell'Ossola)
ha il significato di groppo o nodo e quindi breve
altura rocciosa e rotondeggiante e marcio da
alcuni grossi massi abbandonati dai ghiacciai in
vicinanza dell'abitato. Il croppo roccioso a cui si
appoggia difende questa frazione dai venti freddi
settentrionali e il rio di Lomese che passa in vicinanza
sono stati sempre provvidenziali per questo
insediamento. Si hanno anche qui alcuni esempi di
architettura quattro e cinquecentesca in pietra tagliata
con qualche incisione e pittura. Le case sono separate
da stretti vicoli, talora coperti da volte aggiunte.
Belle porte binate ad arco o a trave ripetono disegni e
moduli antichi unitamente alle scale a rampa o ad
arcoponte rampante come nelle altre frazioni. Estesi
interventi per terrazzare tutti i possibili luoghi
coltivabili, testimoniano il fervore del lavoro dei
contadini.
Gli abitanti erano detti i "marsciuii" (marciti). GHESIO, toponimo di incerta derivazione con le
varianti Gexo e Gesio, denomina una
minuscola frazione poco distante da Croppomarcio,
ora disabitata. VEGLIO è frazione antica e un tempo intensamente
abitata. Il toponimo deriva dal latino col significato
di luogo di vigilanza (Ad vigilia). Il toponimo è
del tutto in accordo con il sito: un alto ripiano,
difeso da rocce strapiombanti, dal quale sono ben
visibili sia la valle maggiore, sia le valli Antigorio e
Divedro. L'abitato è disposto in una conca esposta al
sole un tempo intensamente coltivata. Un ripido sentiero
fra le rocce permette di raggiungere il sottostante
centro abitato di Pontemaglio all'imbocco della valle
Antigorio. Sull'estremo lembo roccioso, in vicinanza del
confine fra i Comuni di Montecrestese e Crevola, si
elevano i ruderi delle casetorri o castello di Veglio.
da esse dominavano i signori locali, padroni dei poderi
circostanti. Questa costruzione appartenne al sistema di
segnalazione e difensivo dell'Ossola. Alle sue torri
giungevano e da essa partivano i segnali luminosi con
cui dalle valli superiori si comunicavano eventuali
pericoli e richieste di soccorsi al castello di
Mattarella e da questo, lungo il resto della valle, fino
a Milano e Novara. Il castello di Veglio ha una parte
più antica, probabilmente del secolo XIII, ed un'altre
più recente del secolo XV, successivamente rimaneggiata
nei secoli seguenti. Dal secolo XVII non risulta più
abitato e questo è il motivo della sua rovina.
Veglio era un tempo una delle frazioni più abitate e le
case più antiche mostrano di risalire ai secoli XIII-XIV,
ma molte altre furono ricostruite nei seguenti e
specialmente nel XVI. Con l'abbandono iniziato nel
nostro secolo molte case sono crollate ed altre sono in
pericolo di cadere. Contribuì all'allontanamento da
questa frazione il supposto, ma on fondato, motivo che
la sovrastante montagna fosse in procinto di franare.
Gli abitanti erano detti "tuisch" (tedeschi). ROLEDO è una delle frazioni poste più in basso,
scendendo verso il Toce, guarda verso Crevola. Il
toponimo impone la derivazione da robur=rovere e
quindi con il significato di bosco di roveri 8essenza
arborea). Roledo ripete le strutture abitative delle
altre frazioni con costruzioni risalenti ai secoli XIII
e seguenti, abbarbicate alla roccia. Alcune di esse
hanno tutta l'apparenza di fortilizi con stretti vicoli
intercomunicanti mediante passaggi spesso coperti.
Gli abitanti erano detti i "rulei" (macinatori di
gusci). NAVA, è frazione antica, già nominata nel 1235,
posta su un pianoro in leggero pendio, ben soleggiata e
difesa dai venti settentrionali, incastonata in un fitto
bosco che si estende ampiamente a delimitare le zone
coltivate, ora a prato, ma un tempo a segale ed a vigna.
Il toponimo si fa derivare dal celtico nava con
significato di conca, campo piano fra i boschi. Frazione
sempre abitata, ha costruzioni tipiche montecrestesane
risalenti al secolo XVI e XVII, su altre più antiche.
Alcune abitazioni meritano qualche attenzione per la
purezza dello stile cinquecentesco o seicentesco in cui
furono costruite. Nava fu anche la sede dei Picchi,
famosi briganti che hanno imperversato nel secolo XVII
in Ossola e dintorni.
Gli abitanti erano detti i "vétar" (bambini). PICCIOLEDO è una minuscola frazione poco sopra
Nava, un tempo abitata da un piccolo numero di famiglie,
poi abbandonata ed ora in fase di recupero. Il tiponimo,
con diverse varianti, da petiola, significherebbe
piccola pezza di terra. CASTELLUCCIO è un'altra minuscola frazione ora
disabitata, ma documentata nel secolo XIII. E'
costituita essenzialmente dal piccolo castello, come
vuole lo stesso toponimo, posto su un croppo roccioso
che ha davanti a sé la pianura alluvionale che si
estende dal Toce fino all'Isorno. Ai piedi della roccia
è da notare una bella marmitta glaciale. Castelluccio:
un luogo di rifugio quindi, di modestissime dimensioni,
costituito da una torricella a casa forte circondata da
un muretto che insiste sui risalti rocciosi per
costituire una prime difesa. Questo tipo di costruzione
era frequente nel secolo XII e doveva appartenere a
qualche signore dominante nell'Ossola. Castelluccio non
è stato notato dagli storici e neppure appare
nell'elenco dei castelli dell'Ossola. La torretta ha
solo due piani di cui rimane intatto il pian terreno ed
ha un tetto a due spioventi in piode. Notevole è il
disegno della porta. Appartengono a Castelluccio anche
una decina di costruzioni in vicinanza. Alcune mostrano
una notevole antichità e paiono integrarsi nel sistema
difensivo con le forti mura, gli architravi triangolari
e le piccole finestre che si trasformano in feritoie.
Risalgono, pare al secolo XII e seguenti. Da notare
l'edicola inserita esternamente nel muro di una casa
fondata sulla roccia. fu affrescata dal pittore Giacomo
di Cardone nel 1542 come recita l'iscrizione posta
sull'arco. Rappresenta la Madonna delle grazie.
CROPPO detto anche Croppo grande è
ugualmente costruito su un risalto roccioso che guarda
sulla pianura ossolana. Il gruppo di abitazioni e stalle
è cresciuto attorno ad una torre o casa forte che,
probabilmente era recintata da un muro di protezione,
poi scomparso con la crescita dell'abitato. Il toponimo
appare già nel 1235 e quindi si può presumere che la
torre già esistesse, come pare confermato dalla
struttura. Attorno a questa torre sono sorte alcune
abitazioni nei secoli seguenti, notevoli quelle del
secolo XVI con porte ad arco binate e finestre a tutto
sesto. Nella cappella posta davanti alla torre è
affrescata una Madonna del Rosario e sui muri
laterali si riconoscono S. Giuseppe e S.
Antonio da Padova. Gli abitanti erano detti i "magunai" (quelli con
il gozzo). PONTETTO è toponimo che non ha subito
varianti e ovviamente legato ad un ponticello in legno
che attraversava poco oltre il torrente Isorno. La
frazione originaria è ben arroccata su alcuni spuntoni
rocciosi. Era la frazione più esposta ai saccheggi e
ruberie. Le costruzioni in seguito scesero anche al
piano principalmente lungo la roggia che, derivata dall'Isorno,
poteva azionare alcune ruote in servizio di molini e
peste di granaglie. Alcune costruzioni dichiarano una
origine anteriore al '500 e quindi Pontetto è da
considerarsi non meno antico delle altre frazioni.
La consistenza demografica di questa frazione fu sempre
modesta fino ai tempi recenti, divenendo una delle
frazioni
più abitate di Montecrestese.
Gli abitanti erano detti i "cadreghitt" (seggiole). VIGNA, toponimo chiaramente legato alla presenza
di vigneti. Attestato già nel 1222 (Vinea), non ha
subito
varianti. Il modesto gruppo di case ben esposte al sole
apparteneva alla nobiltà di Montecrestese, padrona dei
vasti alpeggi confinanti con la Valle Vigezzo che furono
venduti in seguito ai Vigezzini. Merita attenzione la
cappella lungo la vecchia mulattiera nel luogo dove si
biforca per raggiungere Roldo e Portano. ROLDO è toponimo il toponimo ha subito notevoli
varianti, il significato è ovviamente quello stesso di
Roledo proveniente da roboretum=bosco di roveri.
Della sua antichità è testimone il tempietto lepontico
risalente al più tardi al I secolo d.C. . Alcune
abitazioni portano date dei secoli XV e XVI, ma furono
certamente costruite su altre più antiche. A Roldo si
ripetono le strutture architettoniche ed i modelli che
troviamo nelle altre frazioni. In fondo al paese nel
punto in cui partiva la mulattiera che scendeva a
Pontetto resiste una cappella seicentesca dedicata alla
Madonna. La frazione è stata sempre abitata e, a causa
della bella posizione e facile accesso, nei secoli XVII
e XVIII sul ripiano fertile ed ampio dove si
adagiano Roldo e le altre frazioni vicine sorsero quei
palazzetti che alcuni ricchi mercanti vigezzini
costruirono dopo aver acquistato poderi in Montecrestese.
Fecero il medesimo anche alcuni montecrestesani
arricchitisi con il commercio. I Rossi di Burella vi
costruirono una casa civile con annesso oratorio (sec.
XVIII).
Gli abitanti erano detti i "ghet" (gatti). PORTANO è frazione antica il cui toponimo,
presente nei documenti dell'inizio del '200, non ha
subito alterazioni. Di derivazione incerta, è forse
legato alla presenza di una porta ossia un
controllo del passaggio lungo la strada che da Pontetto
saliva alle frazioni superiori. Notevoli sono alcune
case in pietra a vista con elementi databili dal
secolo XII ed altre dei secoli seguenti.
Gli abitanti erano detti i "ran" (rane). CADIANO è un piccolo grumo di case antiche. Il
toponimo deriva da Domus Viani= Cà d'Viano, con
il significato di casa di Viano. VIGNAMAGGIORE è frazione documentata già nel 1222
con chiaro significato di località inserita in un grande
vigneto. Nel '700 vi acquistò grandi proprietà il
capitano Giovanni Antonio Mattei di Albogno che vi
costruì il suo palazzetto con annesso oratorio privato
dedicato a S. Maria Maddalena ed eretto con
l'autorizzazione papale. Venne regolarmente visitato dal
Vescovo il 19 luglio 1762 e 30 giugno 1880 e vi trovano
accogliente e generosa ospitalità personaggi illustri
del clero laicato che soggiornarono a Montecrestese. In
seguito l'intera proprietà fu acquistata dal sig. Fedele
Mogni e, dopo il fallimento della banca da lui gestita,
passò in proprietà alla famiglia del tipografo Antonio
Porta di Domodossola.
Gli abitanti erano detti i chiôrp" (corvi) BURELLA è senza dubbio uno degli insediamenti più
antichi di Montecrestese. Lo dimostrano i resti tombali
preromani e alcune strutture tuttora presenti. Sono esse
le arcate in pietra nella piazzetta dell'oratorio e il
castello che si eleva poco al di là su un rilievo
roccioso prospicente il profondo avvallamento
sottostante. Il toponimo, che non mostra varianti nei
documenti, può essere dedotto appunto da questo
avvallamento scosceso (burella=piccolo borro) sull'orlo
del quale fu costruita la robusta torre di cui rimane il
basamento. Era proprietà di alcuni nobili, detti
appunto Della Burella che dipendevano dal vescovo di
Novara, il quale aveva qui il centro della sua
giurisdizione temporale (dal 1000 al 1400). I nobili
Della Burella erano strettamente legati alla Parte
Spelorcia e in seguito alla Parte Brennecsa favorevole
alla Francia. Avevano il giuspatronato della cappellania
dei SS. Giacomo e Filippo nella chiesa parrocchiale.
Alla famiglia Della Burella si aggiungono quelle
patrizie dei Rossi, dei Garbellotto e dei Leonardi. Di
essi alcuni membri lasciarono qualche traccia come
notai, ecclesiastici o militari. L'oratorio di Burella,
già esistente nel secolo XV, fu rinnovato nel secolo XVI.
Don Giovanni Agnesina vi istituì una cappellina e fondò
la prima scuola nella sua casa natia.
Gli abitanti erano detti i "chen rûs" (cani rossi). CARDONE è frazione molto antica. Lo attestano i
ritrovamenti tombali, purtroppo andati dispersi, presso
di essa. Il toponimo, già presente nel 1222, non ha
subito variazione. Si può far derivare da Cardetum
col significato di luogo pieno di cardi. Ha anche dato
il nome alla famiglia nobile dei De Cardono che vi aveva
i suoi possedimenti. Nel '400 appare però divisa in
parecchi rami. Di Cardone sono patrizie le famiglie
Paletta e Senestraro i cui caifamiglia sono presenti nel
documento del 1411 per giurare fedeltà ad Amedeo di
Savoia. Una casa posta a nord dell'attuale piazzetta,
pare la più antica. Cardone ha dato i natali al chirurgo
Giambattista Paletta luminare della scienza medica e
chirurgica benefattore dei poveri.
Gli abitanti erano detti "sciöri" (signori). GIOSIO, toponimo di incerta derivazione. Raccolto
su un piccolo croppo roccioso è circondato da prati e
vigneti in amenissima posizione, ha case
quattro-cinquecentesche di solida struttura, alcune più
simili a case forti. Esisteva un piccolo oratorio nel
secolo XVI, su cui fu costruito nel secolo XVII quello
attuale. Notevole peso ebbe in questa frazione la
famiglia Cucchi che ha dato avvocati, notai e sacerdoti.
Gli abitanti erano detti i "pôrsc" (maiali).
CALCONE è una piccolissima frazione a pochi passi
da Giosio. Il toponimo può farsi derivare da Cucco
col significato di bozzo o collinetta.
PRONE con la variante di Praone è toponimo derivante da
prato col significato di grande prato; è
disabitato. CAMOTELLO, minuscolo gruppo di case che nei
documenti del '600 è detta Domus Motelli con
significato di Casa del piccolo motto o collinetta,
o semplicemente si riferisce al nome della famiglia che
vi abitava. PRATA, toponimo di chiara derivazione, è un
gruppo di case in capo alla conca prativa che si estende
fra Giosio, Oro e Parè. E' frazione antica da sempre
abitata. E' dotata di un monumentale lavatoio pubblico.
Gli abitanti erano detti i "striûii" (stregoni). PIAZZA è un minuscolo gruppo di abitazioni posto fra Prata e Oro, ricordato in documenti del secolo XVI. ORO è toponimo frequente in Ossola con
significato di dosso, poggio. Il nucleo più antico di
questa frazione è costituito da costruzioni che hanno la
struttura e la configurazione delle case forti o
castelli. Vi abitavano infatti i nobili imparentati con
i signori De Castello, che vantavano la proprietà di
molti alpeggi nella valle d'Isorno e di Vigezzo. Altri
vediamo giurare fedeltà alla consorteria dei De Castello
e dei Conti di Biandrate nel 1222.
Gli abitanti erano detti i "spargirêi" (diperati,
agitati) PARE' è un piccolo gruppo di case osto sull'orlo
della spaccatura in cui scorre il torrente Isorno e che
la sua forma sembra una parete. Attualmente non è
abitato. NAVILEDO è frazione ottimamente esposta al sole e
riparata, in mezzo ad una vasta coltivazione di vigne.
Da questa ha origine anche il toponimo che nelle sue
varianti ha il significato di piantagione di nuove vigne
dette appunto novelle. Ha case antiche con ampi solai
esposti al sole, tipici astric montecrestesani
dove non era raro un tempo vedere grande quantità di uva
stesa ad appassire e segale e granoturco ad essiccare.
La strada comunale lo divide come un tempo in due
distinti gruppi di abitazioni che si denominano
ovviamente "Naviledo di sopra" e "Naviledo di sotto". Ha
raggruppamenti di case con recinti, passaggi coperti in
pietra e cortiletti che arieggiano i fortilizi. Vicino
al sagrato dell'oratorio una fontana in pietra con
accanto un ampio lavatoio coperto da una volta, reca la
scritta S.DI.N. 1871 (Squadra di Naviledo 1871).
Ha una piccola storia. Gli uomini di Naviledo in periodo
di siccità, non avendo sorgenti in vicinanza, dovevano
recarsi a quasi un'ora di strada per procurarsela. Nel
1871 decisero di avere un proprio acquedotto. Fu fatta
una sottoscrizione di mille lire dai più abbienti. Per
gli altri utenti più poveri si fece ricorso al Vescovo
per poter utilizzare un capitale di 600 lire
dell'Oratorio al fine di compiere l'opera. Il Vescovo
con decreto del 21 marzo 1871, con le necessarie
cautele, diede il consenso e Naviledo ebbe la sua acqua
zampillante da una sorgente posta circa 1200 metri
sopra. Sono tutt'ora conservate antiche abitazioni in
pietra dei secoli XIII-XVI, con ardite soluzioni di
accesso e strutture caratteristiche. Vi si trovano anche
antichi pozzi, forni del pane e torchi per l'uva.
Gli abitanti erano detti i "brusata castegn" (brucia
castagne) ALTENO è pure toponimo legato alla coltivazione
della vite. Può derivare da altana con il significato di
terrazza con pergola, in perfetta corrispondenza con la
situazione del paese, dove alligna abbondantemente la
vite. Ad Alteno, già documentato nel 1222, vi avevano
vaste proprietà signori di Castello, un ramo dei quali
(gli Xalata) si stabilisce in quel luogo, distinguendosi
in varie famiglie nobili. Sono esse che costituiscono il
beneficio dei SS. Giacomo e Cristoforo nella chiesa
parrocchiale di cui detengono il giuspatronato. Poco
fuori dalla frazione lungo l'antica mulattiera è da
notare la Cappella delle Anvelle, anch'essa in
qualche modo connessa alla coltivazione della vite. Le
anvelle infatti non sono altro che le novelle
ossia barbatelle o viti nuove, sia prodotte mediante
talea o in forma di propaggini. Gli uomini della squadra
di Naviledo erano usi riunirsi presso la Cappella della
Crosetta posta lungo la strada mulattiera che scende a
Naviledo verso la Parè (è stata sistemata nel 1999 in
memoria di Marino S.). ALTOGGIO è la più alta e un tempo la più abitata
delle frazioni di Montecrestese. Posta
all'estremità settentrionale di una vasta piana che una
volta era tutta coltivata a segale e prato, costituiva
una squadra a sè. Il toponimo dichiara la sua stessa
natura di poggio elevato. La gente di Altoggio
viveva in luogo ben riparato dalle infestazioni degli
armati e briganti che correvano nel fondovalle; quindi
costituì per molti secoli l'ideale posto di rifugio di
persone e bestiame nei momenti di pericolo. Era anche
luogo obbligato per salire alle alpi, sia per
raggiungere quelle di Coipo, sia per infilarsi nella
valle dell'Isorno e, con la costruzione del Ponte del
diavolo arrivare più comodamente agli alpeggi del monte
Navone e Larecchio. L'occupazione principale era perciò
quella dell'allevamento del bestiame e dell'agricoltura.
il paese ha subito un forte degrado a causa dello
spopolamento, ma resta tuttavia abitato. Mostra ancora
molte abitazioni tipiche, veri esemplari
dell'architettura popolare montecrestesana. I Baiardi
erano una famiglia patrizia di Altoggio, discendenti dei
signori di Castello, già dominanti in molti luoghi di
Montecrestese. Identico ne è lo stemma proposto: un
castello sormontato dall'aquila imperiale.
Caratteristico di Altoggio è il monumentale abbeveratoio
e lavatoio posto al centro del paese, coperto da un
solido tetto di piode. La sua costruzione risale attorno
al 1880, quando finalmente fu fatto il primo rudimentale
acquedotto, su interessamento dei signori Piccini Luca,
Giovaninetti Agostinoe Giuseppe Molini, gli stessi che
si prodigarono per la costruzione della prima scuola
elementare, sorta a fianco dell'Oratorio. Altoggio
ebbe presto un proprio oratorio dedicato a S. Giovanni
Battista, patrono degli alpigiani e dei pastori.
Nel giorno della festa vi si riunivano tutte le mandrie,
prima di salire alle alpi e vi si benedicevano i fiori
di S. Giovanni ed il sale. Con la costruzione della
strada moderna ed il suo prolungamento lungo la valle
dell'Isorno e verso la montagna del Gaggio dove è il
santuario della Madonna di S. Luca e verso Coipo,
Altoggio è in buona posizione per sopravvivere alle
forze demolitrici della economia montana, contadina e
pastorale. Vi sono state costruite nuove case e si
ristrutturano quelle antiche. Il gruppo degli Alpini di
Montecrestese vi ha attrezzato un parco per le feste
annuali.
Gli abitanti erano detti i "iöii" o "iulìt" (capretti).
E ancora, LOSSO, BOSCO, CASALAVAZZA,
ALBESSO.
I cenni storici sono
tratti dalla "Storia di Montecrestese" del Prof. Tullio
Bertamini, il quale ha realizzato un'opera
impagabile per Montecrestese e per tutti coloro
che amano la storia, le tradizioni, la pittura e
l'architettura dell'Ossola.